Perchè gli scacchi sono considerati uno sport?

Vi sembra strano che gli scacchi siano considerati a tutti gli effetti uno sport? Pensate che il calcio e gli scacchi non abbiano niente in comune?

Ebbene, andiamo con ordine, e cerchiamo di spiegare in modo chiaro per quali ragioni gli scacchi debbano essere considerati uno sport o, per lo meno, siano considerati tali dalle federazioni.

Per far ciò, si può ben rammentare come l’antichissimo gioco degli scacchi sia considerato uno sport a tutti gli effetti perché, pur non richiedendo un fisico da atleta per praticarlo (chiunque lo può esercitare, a prescindere dall’età e dai kg!), implica, soprattutto ad alti livelli, notevole capacità sia mentale sia di resistenza fisica.

Pensateci un po’: per poter giocare a scacchi bisogna spesso sopportare dei livelli di impegno mentale che durano parecchie ore, prosciugandosi di energia, e non solo. Peraltro, per lo stesso motivo, negli ultimi anni si sono iniziati a considerare sport, o meglio esports, anche i videogiochi.

Se poi quanto sopra non vi sembra sufficientemente di considerazione per poter arrivare a definire gli scacchi un vero e proprio sport, sia sufficiente rammentare come alcune partite di scacchi abbiano d’altronde le caratteristiche di vere e proprie maratone, protraendosi per ben più di qualche ore.

Per esempio, è da record la sfida del 1989 tra Ivan Nikolic´ e Goran Arsovic´ , protrattasi per oltre 20 ore, richiedendo così delle doti psico-fisiche degne di un atleta professionista. È per quanto sopra abbiamo riepilogato che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), nel 1999, ha ufficialmente ammesso nei propri ranghi la Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE), che fu fondata nel 1924.

Non c’è tuttavia ancora stato spazio per gli scacchi nei tradizionali Giochi olimpici, ma non è detto che non sarà così nel prossimo futuro. Intanto, gli scacchi possono “accontentarsi” di essere i protagonisti fin dal 1927 delle cosiddette Olimpiadi degli scacchi, la manifestazione internazionale che si svolge ogni due anni e che, al pari di altre competizioni sportive, prevede anche controlli antidoping.

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